CHIOGGIA - «C’erano delle persone sedute sull’erba a fianco al bacino, gridavano e si dimenavano. Poi mi sono reso conto che le urla e i pianti disperati che sentivo non provenivano da loro, ma dal furgoncino che si trovava piantato nel pantano, nell’acqua». A lanciare l’allarme, ieri mattina attorno alle 6.30, non sono stati i braccianti riusciti a mettersi in salvo dalla trappola mortale in cui si era trasformato il Ford Transit rosso che ogni giorno li portava al lavoro. È stato un passante. Un uomo residente a Sottomarina, sulla settantina, che percorre la Strada Margherita da anni per raggiungere la propria campagna. «Sono partito da casa attorno alle 6 – racconta l’uomo – e verso le 6.30 stavo attraversando il ponticello che passa sopra le chiuse dell’impianto idrovoro. C’era già abbastanza luce, perciò ho visto subito che ai lati del bacino erano sedute delle persone. Stavo andando molto piano, ai 20 all’ora, perché so che in quella strada ci sono un paio di curve estremamente strette e ravvicinate, pericolosissime. Ho abbassato il finestrino per vedere meglio chi fossero le persone sedute a terra ed è allora che ho sentito le grida e i pianti disperati di quegli uomini».

L’uomo si rende conto che il muretto di pietra che circonda il bacino, separandolo dalla strada, non c’è più. Frena, e si rende conto che ad averlo abbattuto è un furgoncino, in quel momento piantato sul fondo del corso d’acqua. «Dentro al mezzo c’erano ancora delle persone vive che urlavano come forsennati. Si sentivano le loro grida a distanza e, contemporaneamente, i pianti e le urla dei loro compagni che erano già riusciti a mettersi in salvo. Inizialmente, però, non avevo capito che anche loro, fino a qualche minuto prima, si trovavano all’interno del van. Credevo che loro si trovassero già all’esterno e avessero visto il mezzo cadere nell’acqua».