Il sentimento più forte e più antico dell’uomo è la paura, e il tipo di paura più forte e più antico è la paura dell’ignoto», firmato H. P. Lovecraft. Prima del ciclo di Ctulhu e del Necronomicon, prima che il suo nome evocasse tentacoli, culti segreti e indicibili abissi cosmici, Howard Phillips Lovecraft fu anche un critico dell’orrore, prendendosi la briga di spiegare perché il perturbante non fosse un genere in sordina della letteratura, bensì uno dei più antichi caposaldi, pescando a mani basse nelle pieghe del nostro inconscio. È questo il cuore di L’orrore soprannaturale in letteratura «I che torna in libreria in nuova edizione per Cluster-A (a cura di Malcolm Skey, tradotto da Stefania Censi). Il bello di questo testo è che non ha nulla di accademico e polveroso. Lovecraft lo compose tra il novembre del 1925 e il maggio del 1927, tuttavia, venne pubblicato per la prima volta solo nel 1945, otto anni dopo la morte del suo autore.

Fra le sue pagine c’è un vero tesoro per bibliofili, spaziando da fine Settecento a inizio Novecento, da Ann Radcliffe a Maturin, da Hawthorne, Henry James e Mary Shelley sino a Daniel Defoe (in tal senso, preziosissimo, l’indice dei nomi - assente nell'edizione originale- e una bibliografia aggiornata delle fonti citate). Ma, complessivamente, due figure si impongono su tutte: Horace Walpole ed Edgar Allan Poe, gli artefici della trasformazione dell’horror in chiave moderna. Walpole è l’autore de Il castello di Otranto, appena tornato in libreria, introdotto da Matteo Strukul, nella pregevole collana Bur Weird; ma Lovecraft ha delle riserve. Gli appare ancora artificioso, meccanico, lontano da quel terrore “cosmico” che annichilisce. Ma con saggezza, Lovecraft scavalca i propri canoni e sottolinea che Walpole è il padre del romanzo gotico. Inseguimenti, spettri e passaggi segreti, allo scrittore e antiquario inglese del Settecento, Horace Walpole dobbiamo l’ambientazione del castello, i corridoi umidi, le celle segrete, i manoscritti nascosti e tutto quell’armamentario scenico che renderà il genere immediatamente riconoscibile. Poi entra in scena Edgar Allan Poe. Se Walpole mette in piedi il castello, Poe spegne le candele e ci chiude dentro il lettore. Con Poe e i suoi celebri racconti del terrore – fra cui segnaliamo Ligeia, Il cuore rivelatore, Morella e Lo scarabeo d'oro presenti nella raccolta Alle porte dell’incubo (Bur Weird) - la paura non popola più le cripte e i sotterranei ma si insinua nella mente e ci inchioda alla pagina. Lovecraft lo capisce benissimo e lo scrive con ammirazione quasi filiale: Poe è il primo grande autore a operare con piena consapevolezza dei principi psicologici della fascinazione dell’orrore, l’inventore del racconto moderno come forma.