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Ultimo aggiornamento: 15:42
Gli investigatori di una indagine ancora in fase preliminare che criticano le indagini del passato, i processi, i giudici e accusano i giornalisti di aver cavalcato il caso mediaticamente. Ha dell’insolito uno dei passaggi contenuti nell’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano depositata nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, quella che vede indagato Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi.
“Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contradditori”. Nelle carte gli investigatori – erano carabinieri anche coloro che indagarono all’epoca e l’ex comandante di Garlasco è stato prescritto per falsa testimonianza – mettono in discussione alcuni degli elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi, parlando apertamente di aspetti “incomprensibili” e “paradossali”.
Una rilettura radicale dell’intera vicenda processuale, incentrata in particolare sul tema della bicicletta nera attribuita all’allora fidanzato di Chiara Poggi. Secondo i carabinieri, infatti, si sarebbe consolidata negli anni la “convinzione che Stasi, con la complicità più o meno consapevole di altri soggetti, anche inquirenti, abbia consapevolmente nascosto la bicicletta nera con cui aveva raggiunto via Pascoli”. Una ricostruzione che però gli stessi militari definiscono difficilmente sostenibile sul piano logico.













