«Conversazioni inquietanti» che definiscono l'atteggiamento di «totale opposizione» della famiglia Poggi all'inchiesta bis sull'omicidio di Chiara. Così i militari di Milano, nell'ultima informativa alla procura di Pavia, definiscono i dialoghi tra i familiari della vittima, captati grazie alle cimici piazzate «a strascico» per carpire elementi utili negli accertamenti sul ruolo di Andrea Sempio nell'omicidio. E risulta con chiarezza che i Poggi non ci credono: pensano che l'indagine sia «eterodiretta», da relazioni personali e comunque gestita totalmente dalla difesa di Alberto Stasi. Mentre i militari sottolineano: «Emerge chiaramente» da alcune conversazioni «come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio». Lo scontro è chiaro. E ieri la reazione, durissima, non si è fatta attendere: con una nota, i legali della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno espresso «l'enorme amarezza» rispetto a indagini «gravemente condizionate da contesti poco trasparenti».
Un intero capitolo è dedicato alla famiglia Poggi. I carabinieri hanno esaminato tutte le interviste, anche quella in cui Rita Preda esprime la sua costernazione per avere appreso che i militari hanno prelevato la spazzatura fuori da casa sua. I carabinieri nutrono sospetti per la poca fiducia mostrata dai genitori di Chiara e per l'atteggiamento «oppositivo» di Marco Poggi rispetto alla nuova inchiesta. Le indagini, concludono, sono «bollate come eterodirette e con finalità, verosimilmente, illecite. I toni sono in maniera chiara e inequivocabile, di minaccia e intimidazione nei confronti degli inquirenti». Si legge nell'informativa: «A poco più di un mese dalla notizia della riapertura delle indagini su Sempio... la preoccupazione della difesa dei Poggi è quella di trovare un modo per bloccare l'indagine. Qui, del resto, si introduce un altro dato importante: questa via, sarebbe stata indicata agli avvocati da Laura Barbarini». Secondo i militari, l'ex sostituto pg di Milano, che ha sostenuto l'accusa nel processo di Appello bis chiuso con la condanna definitiva di Stasi, avrebbe suggerito di far intervenire formalmente la procura generale di Milano. È il 14 maggio 2025 quando Giuseppe Poggi, sua moglie Rita e Marco, parlano: «La Procura è convinta, sta facendo tutte queste cose qui, si è convinta - dice Marco - a voler trovare a tutti i costi qualcosa». E Giuseppe aggiunge: «E anche se capiscono che stanno sbagliando..», Rita completa la frase: «Vanno avanti lo stesso». Giuseppe conclude: «È inutile insistere, bisogna che loro si picchino una facciata contro il muro, nel senso che faranno ste prove del dna, non risulterà che è di Sempio e la cosa a un bel momento deve finire, perchè diranno qui, lì non abbiamo trovato... gli amici di Marco...e allora cosa succede? Che cosa hanno in mano? Niente». I Poggi auspicano anche un intervento della Procura generale: «Se non interviene nessun altro, che è al di fuori di questa Procura - dice Marco - questi andranno avanti» e Giuseppe aggiunge: «Sì, se non interviene la Procura generale di Milano a dargli una calmata». E Marco: «probabilmente non c'è nessuno che può intromettersi». Per gli investigatori l'atteggiamento di «contrapposizione» di Marco, nell'audizione di maggio 2025, «emerge fin dalle prime battute». E scrivono: «Le risposte non sono mai relative alla domanda, quanto giustificative dell'eventuale incidenza o presenza di Sempio la cui difesa è apodittica: "Non so ,cosa volete che vi dica"». Ma del resto è lo stesso Marco a dichiarare apertamente ai militari che ha l'impressione che vogliano condizionarlo. E ribadisce a verbale: «Andrea Sempio non c'entra niente».











