Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Oggi l'incontro: è una "visita di cortesia" ma con protocollo rigido. Il nodo Hormuz
da Roma
Quanto in pochi mesi si sia ribaltato il quadro politico internazionale lo raccontano piuttosto bene le ultime 48 ore di Giorgia Meloni. Che ieri ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro dell'Ungheria Péter Magyar, l'uomo che ha mandato in soffitta i 16 anni di dominio incontrastato di Viktor Orbán, che con la premier ha sempre avuto un rapporto privilegiato al punto che in molte occasioni Ursula von der Leyen ha chiesto proprio a Meloni di farsi ambasciatrice delle ragioni dell'Ue con Budapest. E che oggi alle 11.30 incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio, per una visita "di cortesia" ma che ha l'obiettivo di rinsaldare un rapporto tra Roma e Washington che fino ad alcuni mesi fa sembrava solidissimo e che oggi è sfilacciato dalle sparate scomposte di un sempre più inaffidabile Donald Trump e dal fatto che ormai l'opinione pubblica italiana ed europea percepisce l'ex tycoon come il principale responsabile (insieme a Benjamin Netanyahu) di un mondo che si va sempre più incendiando. Insomma, materiale da maneggiare con cura: da un punto di vista strettamente geopolitico, perché l'imprevedibilità della Casa Bianca è ormai argomento di comune preoccupazione delle diplomazie occidentali, e sotto il profilo elettorale, perché Trump è diventato radioattivo, circostanza confermata dalle analisi del voto referendario.












