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"Usa e Italia nazioni che difendono i loro interessi". "Sull'Iran nessuna previsione"
È andata come doveva andare. Perché sull'ora e mezza di faccia a faccia a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio incombe l'imprevedibilità di Donald Trump. Ragione per cui né la premier italiana, né il responsabile della politica estera statunitense hanno interesse o voglia di sbilanciarsi in un senso o nell'altro, con il rischio concreto di essere a stretto giro smentiti dall'imponderabile inquilino della Casa Bianca. E così Meloni parla di incontro "franco", aggettivo che in diplomazia significa tutto e niente. Anzi, il più delle volte serve a raccontare complessità e distanze che sono destinate a rimanere dietro le quinte. Scenario che fonti italiani smentiscono, spiegando che "da entrambe le parti si è cercato di essere molto costruttivi e pragmatici nell'approccio". Sarà. Ma il fatto che da Palazzo Chigi filtri che "non si è ancora in grado di fare previsioni" sulla soluzione del conflitto con l'Iran e dunque sullo sblocco dello Stretto di Hormuz non lascia immaginare scenari particolarmente rassicuranti. È chiaro, infatti, che il conflitto seguito all'attacco di Stati Uniti e Israele a Teheran è il cuore del problema, con sue ricadute ben note non solo sul fronte geopolitico ma anche del caro-energia che sta colpendo le economie occidentali. Che su questo punto la diplomazia italiana non registri neanche un ottimismo di facciata, dunque, non è un buon segnale.











