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La premier al G20: niente contrapposizioni, Usa pronti a modificare il piano. "Ora sveliamo il bluff di Mosca"

nostro inviato a Johannesburg

"Il tema di chi abbia scritto il piano mi interessa poco, mi interessa qual è il piano dal quale partiamo e il piano al quale arriviamo". Al termine del ventesimo G20 il primo in terra d'Africa Giorgia Meloni fa il punto di un summit la cui agenda è stata fortemente condizionata dall'accelerazione imposta da Donald Trump ai negoziati di pace tra Russia e Ucraina. I tre pilastri tematici del vertice cooperazione internazionale, riduzione del debito e crisi climatica hanno infatti dovuto cedere il passo alla trattativa in corso tra Mosca e Kiev, con i leader riuniti a Johannesburg che hanno speso la maggior parte delle loro energie sui negoziati in corso a Ginevra. Proprio mentre la premier tiene un lungo punto stampa in una sala del Marriott Hotel che l'ha ospitata due giorni, nella città svizzera è infatti in corso l'incontro che vede il segretario di Stato Marco Rubio e l'inviato speciale Usa Steve Witkoff discutere con i rappresentanti di Ucraina, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Ragione per cui durante il summit africano si susseguono riunioni su riunioni in formati diversi, call e videoconferenze, tutte focalizzate sul piano in 28 punti proposto dalla Casa Bianca e niente affatto gradito da buona parte delle cancellerie europee.