Roma, 8 mag. (askanews) – Il colloquio dura un’ora e mezza, più di quanto non fosse stato preventivato. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, in un post lo definisce “great meeting”. L’aggettivo scelto dalla presidente del Consiglio invece suona molto diverso. E di certo non viene usato a caso. Perché notoriamente, nel linguaggio politico-diplomatico, quando è necessario dissimulare le distanze si finisce sempre con l’adottare quella precisa locuzione: “Incontro franco”.
Giorgia Meloni lo mette prima nero su bianco sui social, poi lo ribadisce a favore di telecamere al suo arrivo a Milano prima di intervenire a un evento di Confagricoltura alla Triennale. E’ lei stessa a fare l’elenco degli argomenti affrontati nell’incontro definito “di cortesia” da palazzo Chigi e che l’esponente dell’amministrazione statunitense ha voluto inserire nell’agenda della sua visita romana dopo quello con il Pontefice ieri e, stamattina, con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: rapporti bilaterali, crisi internazionali a cominciare dal Medio Oriente, libertà di navigazione e quindi situazione nello Stretto di Hormuz, ma anche Libia, Libano, Ucraina e Cina anche in vista della prossima visita lì di Donald Trump.














