Nella diplomazia tra grandi alleati, gli insulti hanno la durata di un capriccio mentre l’interesse nazionale non muta con l’umore del tycoon: Donald Trump avrà anche detto di essersi sbagliato a pensare che Giorgia Meloni avesse «coraggio», ma ieri il suo Segretario di Stato Marco Rubio è stato a Palazzo Chigi per un’ora e mezza, davanti a un espresso, con Iran, Hormuz, Libano, Libia e Nato sul tavolo. «Un incontro costruttivo, franco, tra due nazioni che comprendono quanto sia importante il rapporto transatlantico - ha detto la premier - ma entrambi sappiamo quanto sia necessario, per ciascuno, difendere gli interessi nazionali: l’Italia difende i propri, esattamente come fanno gli Stati Uniti».
La visita matura in un momento di insolita frizione bilaterale, culminato con il negato uso di Sigonella per operazioni di combattimento contro l’Iran, e Meloni aveva respinto le accuse del presidente americano definendole «non corrette». Il precedente - la crisi diplomatica Craxi-Reagan- risale a quarant’anni fa e si concluse con un «Dear Bettino», ma vale la pena ricordare come andò a finire: il terrorista Abu Abbas lasciò l’Italia su un aereo diretto in Jugoslavia, gli alleati europei non condivisero mai quella posizione, e il tentativo di farne bandiera del Psi non premiò Bettino Craxi quanto sperava. Meloni conosce quella storia: tenere il punto sulla sovranità è legittimo, trasformarlo in capitale politico è un errore già visto. Rubio ha articolato la posizione americana con nettezza. Sull’Iran: il regime rivendica il diritto di controllare acque internazionali. «Il mondo dovrà decidere se è disposto a normalizzare questa situazione. Perché se lo fa, preparatevi: altri dieci Paesi faranno lo stesso». Sulla Nato: si è detto «forte sostenitore» dell’Alleanza, ma ha avvertito chi nega l’uso delle basi nei momenti critici – «Gli Usa sono nella Nato per proiettare forza in Europa. Se questo non vale più per alcuni Paesi, è un problema da esaminare»- con il riferimento alla Spagna dichiarato e quello all’Italia implicito e non meno pesante. Ha aggiunto un invito a tutti gli occidentali: «Tutelare i propri interessi economici», un messaggio che Roma non ha bisogno di tradurre, visto che gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale italiano e il primo mercato per le esportazioni fuori dall’Unione europea.










