Al ramoscello d’ulivo di Marco Rubio, Giorgia Meloni risponderà oggi con cortesia, ma senza ritirare fuori dall’armadio l’abito da pontiera tra Ue e Usa che aveva indossato fino a pochi mesi fa. È troppo presto per celebrare un disgelo frettoloso. Gli attacchi di Donald Trump alla stessa premier e a Papa Leone XIV sono ancora freschi, come evidenti sono i costi economici della guerra in Iran, sferrata da Trump e Netanyahu senza neppure avvisare gli europei.
L’Italia resta fautrice dell’unità dell’Occidente
Non ci saranno dichiarazioni congiunte, perché non è un incontro tra omologhi, ma una «visita di cortesia», come dal Governo continuano a chiamarla. Con una premessa chiave che la premier consegnerà al Segretario di Stato Usa quando varcherà il portone di Palazzo Chigi alle 11.30: l’Italia resta una fautrice convinta delle relazioni transatlantiche, della Nato e dell’unità dell’Occidente. Il dialogo con gli Stati Uniti rimane cruciale, le interconnessioni economiche e culturali fortissime. Ma Meloni, dopo aver pagato con la sconfitta al referendum anche il prezzo dell’abbraccio con Trump, sempre più impopolare, non ha più intenzione di immolarsi in difesa del tycoon: l’asse con i partner europei, a partire da Francia, Germania e Gran Bretagna, è diventato cruciale.











