Mi dimentico le cose. «Anche io, tranquilla». Sì ma io di più. «Non ti preoccupare, ce le ricordiamo a vicenda». Mi dispiace. «Lo capisco». Dove hai detto che andiamo? «A teatro». Ah, bene. Cosa vediamo? «Uno spettacolo che si intitola Tutti gli uomini che non sono. C’è una coppia di attori in scena, il marito e la moglie: lui vive un momento molto difficile, ha perso genitori e maestri». Come perso? «Sono morti». Erano anziani? «Molto». Ah, bene.

«Insomma lui attraversa questo periodo di lutto e si rifugia in un gioco di travestimenti. Del resto è il suo mestiere: è un attore che interpreta un attore. Ci sei?». Certo, sono qui, non mi vedi? «Sì, sì ti vedo. È il gioco del teatro, dicevo. Però la storia racconta che a un certo punto lui lo fa davvero, nella vita reale. Si traveste da qualcuno di famoso e va fuori, nel mondo. La gente ci crede sempre. Cioè, quasi sempre. Diventa qualcun altro così non è più lui, inganna gli altri e un po’ anche se stesso, può stare discosto dal suo dolore». Sì ma la moglie? «La moglie cosa?». Inganna anche la moglie? «Non lo so. Ora vediamo».

All’Ambra Jovinelli non c’è un posto libero. Stracolmo fino agli ultimi palchi. Già bello così, la folla è uno spettacolo. Ma poi: Paolo Calabresi è irresistibile, malinconico e comico, serio e lieve. Un bambino adulto. Carolina Di Domenico recita con quella naturalezza che ti fa dimenticare di essere di fronte a un’attrice: andata e ritorno nel mestiere.