Le oscillazioni degli ultimi giorni delle quotazioni del petrolio raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale tutte le fragilità dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Mercoledì il prezzo dell’oro nero è crollato, continuando poi a perdere terreno anche nella prima parte della giornata di ieri. L’ottimismo per l’avvicinarsi di una intesa ha portato anche Wall Street ad aprire di slancio, con il Nasdaq e l’S&P500 che ieri hanno toccato nuovi massimi. Ma è bastato il riemergere dei dubbi sulla rapidità e sulla reale tenuta di un accordo tra Usa e Iran perché il mercato invertisse nuovamente la rotta con il petrolio di nuovo in risalita nel pomeriggio e le Borse in rosso. È il segno di quanto gli investitori restino appesi a ogni indiscrezione diplomatica e a ogni sviluppo geopolitico. In questo scenario così fragile stanno però emergendo i sospetti che qualcuno abbia avuto accesso anticipato alle notizie che hanno mosso i mercati e in particolare i prezzi del petrolio. Una ipotesi che ha sicuramente permesso di incassare enormi guadagni in pochi minuti. Non è la prima volta che accade ma questa volta le cifre in ballo sono molto più grandi. Cosa è successo? Poco prima che Axios pubblicasse l’indiscrezione che ha innescato il crollo del greggio di mercoledì 6 maggio, sul mercato dei futures petroliferi si sarebbe registrata un’anomala impennata degli scambi, per un controvalore stimato attorno a 1,7 miliardi di dollari.