Scommesse dal controvalore di 580 miliardi di dollari sul mercato petrolifero. Nulla di strano, se non fosse che sono avvenute quindici minuti prima del post su Truth del presidente Usa Donald Trump in cui parlava di «conversazioni produttive» con l’Iran. Quanto è bastato ieri per far crollare gli andamenti di Brent e Wti, nonché dei principali listini azionari, innescando ulteriore volatilità.
A ricostruire la vicenda è il Financial Times. Lunedì 23 marzo, tra le 6.49 e le 6.50 (fuso di New York), sono stati scambiati circa 6.200 contratti futures su Brent e Wti. Il valore nominale delle transazioni non è stato da poco: 580 milioni di dollari, stando ai calcoli della testata della City sulla base di dati di Bloomberg.
I loro volumi di scambio sono cresciuti in modo molto brusco contemporaneamente, 27 secondi prima delle 6.50. Da sottolineare, a tal proposito, che i future sull’incide S&P 500 di Wall Street hanno visto un’impennata del prezzo dopo le operazioni sul petrolio con volumi in forte aumento sempre in quell’intervallo di tempo.
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Alle 7.04, è poi arrivato l’annuncio di Trump. Da cui sono scaturite ondate di vendite sui mercati energetici globali. Difficile dare una risposta univoca su quanto accaduto, ovvero il piazzamento di scommesse, con un peso specifico così consistente, azzeccando l’inversione di tendenza dei mercati. Forse bravura, scaltrezza, fortuna oppure buona conoscenza di quanto sta per accadere (in altre parole, insider trading). Quel che è certo sono i conseguenti guadagni.









