Che Jannik Sinner sia tornato al Foro Italico si capisce dalle prime ore del mattino.
Parrucche arancioni, magliette, striscioni e 'santini' che lo ritraggono. Poi i boati: il primo quando fa la sua passerella sul ponte che collega la players lounge con la sala stampa del Centrale, il secondo quando alle 17 entra in campo per l'allenamento sotto lo sguardo attento dei genitori, oltre che dei suoi allenatori. All'accoglienza da star della Capitale, però, fa da contraltare la polemica che sta montando da tempo sui prize money degli slam e che lo vede in prima fila.
La denuncia dei tennisti è cosa nota: i montepremi non crescono in modo equo rispetto all'aumentare dei ricavi dei quattro major. Se poi a parlare è il n.1 del mondo è chiaro che la risonanza è totalmente diversa. "Uomini e donne sono uniti in tal senso - spiega Sinner -. Prendiamo troppo poco, anche se i soldi sono solo una conseguenza, noi ne facciamo un discorso di rispetto perché agli slam diamo molto più di quello che riceviamo e senza di noi i tornei non ci sarebbero. Per questo capisco chi voglia parlare di boicottaggio, da qualche parte si dovrà pur cominciare. Siamo stati zitti per tanto, è giusto che se ne parli e vedremo ora cosa accadrà in futuro". Soffermarsi solo sul montepremi, però, sarebbe riduttivo, soprattutto per chi come Sinner nella sua carriera ha un prize money che supera già i 60 milioni di dollari. La battaglia è anche su temi come maternità, assicurazione e pensione, allargandola poi in particolare a tennisti e tenniste fuori dalla top 100 e dai ricavi plurimilionari dei migliori del ranking. Ma intanto nel futuro di Jannik c'è solo l'esordio di sabato (probabilmente nel serale) e i primi feedback sono arrivati dall'allenamento di oggi sul campo cinque, quello che - storicamente - è dove si allenavano Rafa Nadal, Roger Federer e Novak Djokovic. E' quello più riparato dall'assedio dei tifosi che comunque hanno invaso ore prima le tribune per poter vedere qualche scambio del n.1 del mondo.














