VENEZIA - «Stava scappando all’estero non perché temesse di avere la Finanza alle calcagna, ma perché ormai aveva truffato chiunque lo circondasse e gli avevano fatto capire che, a breve, l’avrebbero fatto fuori». Francesco Franzin, 58 anni, originario di Meolo ma residente a Dubai, da anni si muoveva tra società cartiere la maggior parte delle quali registrate all’estero, viaggi continui e affari che avevano come copertura il settore dell’import-export alimentare. Chi ha avuto modo di entrarci in contatto lo descrive come un «truffatore all’apparenza insospettabile», il cui “cerchio” si era ingigantito a tal punto da essergli sfuggito dalle mani.

«Franzin ha iniziato a far girare milioni di euro con fatture false e società fantasma quando era ancora giovanissimo», racconta un veneziano che conosce l’imprenditore da decine d’anni e che inizialmente lo riteneva, se non un amico, una persona di cui poteva fidarsi, per poi esserne truffato. «Io e lui siamo più o meno coetanei – spiega – e l’ho conosciuto quando eravamo poco più che dei ragazzi. Al tempo faceva import-export di fiori, poi di cotone, infine si era messo a vendere interi bagni a magnati russi. Usava la villa che aveva a Meolo come “show room”, quasi fosse il suo catalogo personale».