VENEZIA - Si vis pacem, para bellum? No: «Para pacem». Se vuoi la pace prepara la pace. Pietrangelo Buttafuoco corregge perfino Vegezio, IV secolo dopo Cristo, per spiegare perché «a Venezia noi non imbracciamo le armi», «siamo liberi e audaci» come ha chiesto nientemeno che il Capo dello Stato. Sotto attacco dalla Commissione Europea, accusato di aver violato le sanzioni alla Russia per l’apertura del Padiglione ai Giardini, quasi deriso dal suo (ex?) amico ministro Alessandro Giuli («È stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l'Onu dell'arte»), il presidente della Biennale sceglie la conferenza stampa di presentazione della 61. Esposizione internazionale ideata da Koyo Kouoh per rispondere. Senza alcun arretramento. Anzi. A tutti quelli che lo criticano per aver dato visibilità alla Russia di Vladimir Putin con la riapertura del Padiglione nazionale, Buttafuoco risponde con orgoglio: «La Biennale non è un tribunale». E scandisce: «Alle istituzioni chiediamo dialogo, non documenti che circolano sottobanco». E in sala tutti pensano al verbale dell’ispezione voluta dal ministero della Cultura e alla seconda lettera spedita da Bruxelles a Venezia.
«Biennale libera e audace come dice Mattarella», la presentazione di Buttafuoco VIDEO














