VENEZIA - É tornato a difendere la libertà di Venezia e dell'arte. «Capisco le ragioni del Governo, le condivido» ha aggiunto. Ma ha confermato di stare dalla parte del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. «Ha avuto il coraggio di continuare ad essere libero». Così ieri, all'inaugurazione del restaurato Padiglione centrale della Biennale, Luigi Brugnaro ha ribadito la sua posizione sul caso del Padiglione Russo che riaprirà per la prossima Biennale d'arte.
L'unico a parlarne tanto chiaramente, in una giornata segnata da molti silenzi per lo scontro in corso con il ministro della cultura, Alessandro Giuli. Il sindaco - ormai a 67 giorni dalla fine del mandato, conto alla rovescia che ormai ripete ogni giorno - ha salutato calorosamente Buttafuoco, che lo ha accolto ai Giardini. Poi, con i giornalisti, è andato a ruota libera. «Io sono filo-ucraino da sempre: ho ospitato delle famiglie ucraine a casa mia, in città ne abbiamo accolte più di 1.500, abbiamo gemellato Venezia con Odessa. Non c'è dubbio che c'è uno Stato che ha aggredito, la Russia, e uno Stato che è stato aggredito, ovvero l'Ucraina. Ma noi non siamo in guerra con il popolo russo e l'arte è aperta». E ancora: «Se il governo russo facesse propaganda saremmo noi i primi a chiudere il padiglione». Concetti ribaditi.










