VENEZIA - «L’arte è più potente di ogni prepotenza». Nell’età della forza, della prevaricazione e degli scontri il messaggio di Pietrangelo Buttafuoco suona dirompente, spiegando che attraverso l’espressione artistica c’è ancora una possibilità di vedere oltre l’orizzonte, di immaginare un mondo migliore anche esprimendo concetti in contrasto e di favorire il dialogo tra i popoli e la pace. È proprio nel pieno di questo contrasto che attraversa il Pianeta che si apre la sessantunesima Biennale d’Arte. Non ci sarà, come è ormai noto, un’inaugurazione ufficiale per l’assenza del ministro della Cultura, in aperto contrasto con le scelte del presidente Buttafuoco e della giuria (che poi si è dimessa in blocco) di resistere alle pressioni del Governo e dell’Ue per escludere la Russia, il cui padiglione resterà comunque chiuso al pubblico.

Questa Biennale portata avanti senza il curatore (Koyo Kouoh è scomparsa per malattia un anno fa) e Buttafuoco ha puntato proprio sulla forza di questo progetto voluto dall’artista camerunense-elvetica e portato avanti dal suo staff. Il primo padiglione ad aprire è quello di Forte Marghera, a Mestre, dove nella polveriera austriaca espongono tre artisti selezionati a suo tempo dalla curatrice.