Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di apertura della 61esima edizione delle Biennale ha lanciato l’Esposizione internazionale d'Arte dicendo: «Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l'apertura verso l'altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti, smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontra e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato».

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Il presidente ha aggiunto: «Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. E' un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano».

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«Venezia da secoli non ha avuto mai paura dell'incontro. Venezia non ha mai chiesto al mondo di essere puro per entrare. Venezia accoglie le differenze, le contraddizioni persino i conflitti e li trasforma sempre in dialogo e convivenza. E anche la Fondazione Biennale da 130 anni ha raccolto le tensioni, i conflitti, le visioni e li ha esposti senza mai banalizzarli, senza mai ridurli a slogan. Noi qui non alimentiamo polemiche. Noi non diamo risposte, ma apriamo discussioni».