VENEZIA - Pietrangelo Buttafuoco l’ha detto con poetica chiarezza, l’altro giorno alla presentazione del riqualificato Padiglione centrale: «Quella della Biennale è una storia che invera nell’anima antica e pur sempre novella di Venezia, che è serenissima e sempre libera». A quanto pare le Pussy Riot l’hanno preso in parola: «Se desidera sostenere il dissenso, noi saremo presenti». Il collettivo femminista guidato da Nadya Tolokonnikova ha chiesto infatti al presidente della Fondazione di essere ammesso alla tre-giorni inaugurale dell’Esposizione Internazionale d’Arte, andando così oltre l’annunciato proposito di inscenare una protesta contro la partecipazione della Russia e proponendo anzi l’idea di entrare a pieno titolo nell’edizione contrassegnata dalla polemica con il ministero della Cultura.
La lettera aperta del gruppo punk-rock ha preso le mosse dall’intervento di Buttafuoco sul Foglio della scorsa settimana. «A proposito di uno spazio a Venezia dedicato ai dissidenti comunico che questo è già prossimo con ben due cantieri», aveva anticipato il numero uno di Ca’ Giustinian. «Siamo già al lavoro – aveva aggiunto – per ricordare il Cinquantenario della Biennale del Dissenso di Carlo Ripa di Meana invitando cinque protagonisti di oggi sgraditi assai ai loro governi, rispettivamente di Usa, Israele, Cina, Russia e perfino Ue. Non faccio oggi i nomi per ovvi motivi». Ebbene le Pussy Riot hanno avanzato la propria candidatura: «Egregio presidente Pietrangelo Buttafuoco, secondo quanto riportato dalla stampa, lei ha scelto di mantenere la partecipazione russa alla Biennale di Venezia, pur esprimendo entusiasmo per l'invito di voci dissidenti e per il rilancio dello spirito della Biennale del Dissenso del 1977. Si tratta di una combinazione interessante. Accogliere la rappresentanza ufficiale dello Stato e al contempo promuovere il "dissenso" rischia di trasformare quest'ultimo in un gesto di facciata e in una mera dimostrazione di virtù, piuttosto che in una posizione concreta. Tuttavia, se lei è seriamente intenzionato ad accogliere artisti che non si allineano alla narrativa statale, siamo pronti a credere sulla sua parola».








