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Ultimo aggiornamento: 18:32
L’allarme lanciato dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, in merito alle conseguenze negative sull’azione di contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo, derivanti dalle restrizioni alle intercettazioni previste da un decreto varato dal Governo nell’agosto del 2023, non può rimanere inascoltato. E ciò non soltanto per l’importanza dell’osservatorio privilegiato dal quale proviene, ma soprattutto per la gravità dei problemi che Melillo denuncia.
Non si tratta di una lamentela corporativa, bensì di una fotografia inquietante, sulla quale non si può restare inerti.
Limitare l’utilizzo di strumenti investigativi cruciali per accertare reati come la corruzione, la concussione, lo scambio elettorale politico mafioso, il traffico illecito di rifiuti, oltre ad una serie di reati finanziari legati agli affari delle mafie, sarebbe quantomeno un atto di grave irresponsabilità politica.






