Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

5 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:47

“Un’autorevole segnalazione che teniamo nella giusta considerazione“, “Argomentazioni strumentali di chi vorrebbe intercettare il cittadino a ogni pie’ sospinto”. La maggioranza si divide sull’allarme lanciato da Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, a proposito della norma che vieta di usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli in cui sono state autorizzate (escluse le indagini su reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza). In una lettera resa pubblica dal Corriere della sera, indirizzata ai ministri della Giustizia, dell’Interno e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Melillo ha segnalato come questa novità, introdotta nel 2023 da un emendamento di Forza Italia, abbia “vanificato lo sforzo di potenziamento degli strumenti di contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo”, con un impatto “oltremodo grave e allarmante” soprattutto sulle inchieste sui rapporti tra mafie e colletti bianchi. Una denuncia subito cavalcata dalle opposizioni: “Quali comportamenti criminali e quanti assalti ai soldi pubblici sono rimasti impuniti per colpa del governo Meloni?”, incalzano i rappresentanti M5s nelle commissioni Giustizia e Antimafia, chiedendo che il tema sia “affrontato in modo approfondito e da subito” in Parlamento. Mentre l’ex ministro pentastellato Stefano Patuanelli attacca: “Dopo la lettera di Melillo, mi auguro che Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più il nome di Borsellino“.