“Ci facciamo una pizza?” è sempre stata una frase facile. Non impegnava come una cena al ristorante, non richiedeva grandi trattative, non faceva scattare troppi calcoli economici. Bastavano un tavolo, una margherita o una capricciosa, una bibita, e la sensazione che quella fosse ancora una delle poche cene fuori casa davvero alla portata di tutti. Oggi quella leggerezza resiste, ma meno di prima. Perché anche la pizzeria, per molte famiglie, ha cominciato a pesare di più sul conto.

A misurare questa trasformazione è un’analisi di Altroconsumo, realizzata sui dati dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il costo medio di pizza e bevanda in pizzeria è cresciuto del 4,4% nell’ultimo anno e di circa il 26% rispetto al 2021. Analizzare questa realtà dei fatti solo dal punto di vista economico però, rischia di far perdere una parte della storia. Al netto dei rincari generali e anche di realtà che potrebbero approfittarsene, troviamo anche realtà ristorative molto diverse tra di loro e città con costi a volte diametralmente opposti.

Tra le trenta città prese in esame, selezionate per rappresentatività e completezza dei dati, la più cara non è Milano e, a sorpresa, non è nemmeno Venezia. In cima alla classifica c’è Bolzano, dove pizza e bibita costano in media 15 euro. Subito sotto si trovano Palermo e Sassari, entrambe poco sopra i 14,50 euro. Trento e Firenze restano nella fascia alta, mentre Roma, con una media di 11,45 euro, si conferma relativamente più accessibile rispetto ad altre grandi città italiane. La maggior parte del campione si attesta tra i 10 e i 12 euro, con poche città, tra cui Reggio Calabria e Livorno, a sistemarsi nella parte bassa della classifica.