È il simbolo di Napoli, ha alle spalle una storia secolare, è riuscita a conquistare il pianeta ed è una portata simbolo della cucina italiana. La pizza napoletana è tradizione ed esperienza, materie prime di qualità e in Italia è diventato un business da 15 miliardi. È quanto rivela la prima edizione dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, istituito dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope con il dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu), Associazione Verace Pizza Napoletana e Fipe Confcommercio Regione Campania e presentato oggi in occasione del World Pizza Day del 17 gennaio con la presentazione a Roma, nella sede del Cnr.
«L’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana nasce con l’obiettivo di dare continuità all’analisi di un patrimonio produttivo, culturale e sociale di straordinaria rilevanza - commenta Salvatore Capasso, Direttore del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Cnr-Dsu) -. I dati e la ricerca non servono solo a misurare, ma a orientare politiche, formazione e scelte imprenditoriali in un settore che unisce tradizione e futuro».
L’Osservatorio ricorda che nel settore, secondo i dati Fipe-Confcommercio, sono attive oltre 50mila pizzerie con oltre 300mila addetti mentre ogni giorno nel Belpaese sono sfornate più di 8 milioni di pizze. Una specialità diventata bandiera del mangiare semplice, e bene. Un piatto salutare e tutto sommato economico perché per una Margherita il prezzo medio in Italia è di 7,04 sebbene ci siano parecchie differenze territoriali: euro 6,74 a Napoli, euro 6,72 al Sud, euro 7,46 al Centro e euro 7,66 al Nord.











