Secondo i dati dell’Osservatorio sulla Pizza 2025, oggi in Italia il 63% delle pizzerie propone una margherita a un prezzo compreso tra i 5 e gli 8 euro. C’è ancora un 13% di irriducibili che riesce a stare sotto i 5 euro, mentre un altro 13% la posiziona nella fascia 8–12 euro. L’11% supera i 12 euro. Sul fronte “gourmet”, invece, il 44% dei locali fissa il prezzo massimo tra 15 e 20 euro, e il 15% va oltre. Ma la domanda resta aperta: può davvero una margherita di qualità costare ancora 5 euro nel 2025?
A giudicare dalle voci più autorevoli della pizza napoletana, la risposta è un no quasi unanime. Enzo Coccia, maestro pizzaiolo e patron de La Notizia, fa un rapido calcolo: tra 80 grammi di pomodoro San Marzano, 100 grammi di mozzarella di bufala, 5 cl di olio extravergine e 15 grammi di Parmigiano reggiano, si arriva già a un costo netto vicino ai 3 euro. E questo prima ancora di considerare affitti, bollette, personale. “Una margherita di qualità a 5 euro oggi è praticamente impossibile”, dice senza giri di parole. E aggiunge: “Negli ultimi anni è cresciuta anche la pizza cosacca: pochi ingredienti, ma oggi sempre più cari e difficili da reperire”.
Anche Ciro Oliva, da Concettina Ai Tre Santi, conferma che quel prezzo simbolico – 5 euro – può reggere soltanto nell’asporto, dove non si sommano tutti i costi accessori legati al servizio e alla sala. “Noi continuiamo a vendere la margherita a 5 euro nel Rione Sanità, da asporto. Ma oggi la pizzeria non è più solo un luogo popolare, è un progetto gastronomico. E quel progetto ha un valore, fatto anche di formazione, materie prime e visione”. Oliva, da sempre attento all’identità del quartiere, parla della margherita non come una voce di menu, ma come un archetipo in continua evoluzione. “È la pizza più ordinata, quella su cui sperimentiamo di più. L’ultima versione è la ‘Margherita dimenticata’, con una salsa cotta a lungo come facevano le nonne. Il gusto è più deciso, più amarognolo. Ha una personalità tutta sua.”








