Perseguitato e sterminato fino all'estinzione dall'arco alpino, il gipeto è diventato nel corso degli ultimi vent'anni un esempio di incredibile resilienza. Tornato sulle nostre montagne grazie ad un ardito progetto di reintroduzione, oggi questi enormi avvoltoi delle Alpi sono finalmente studiati e ammirati come simbolo dell'ecosistema. Storia dell'estinzione In Italia, secondo le stime, vive attualmente una ventina di coppie. Può sembrare un numero infinitamente piccolo ma è, invece, un punto di partenza di estrema importanza. Il gipeto, infatti, si è estinto dall'arco alpino all'inizio del XX Secolo, a causa della caccia e delle false credenze che lo dipingevano come un predatore pericoloso per il bestiame domestico. Niente di più falso, dal momento che si tratta di un animale necrofago, che mangia principalmente carcasse di animali già morti (è un ottimo spazzino naturale, insomma) con una dieta specializzata di ossa e midollo osseo. L'ultimo esemplare nelle Alpi occidentali è stato abbattuto nel 1913 in val di Rhêmes. Progetto di reintroduzione Negli anni '80 del secolo scorso, grazie a un ambizioso progetto internazionale di reintroduzione nelle Alpi, è iniziato il lungo percorso verso il ritorno di questa specie. I primi rilasci di giovani gipeti allevati in cattività risalgono al 1986, in Austria. Da allora, anno dopo anno, un esemplare alla volta, la popolazione è tornata lentamente (ma inesorabilmente) a crescere. In Piemonte e nel Gran Paradiso Uno straordinario avvoltoio, il gipeto, dall'apertura alare che tocca i tre metri. Vive in coppia e si riproduce generalmente dopo il sesto anno di età; nidifica in inverno e alleva un pulcino al nido per circa quattro mesi, fino al suo involo. In questo nuovo corso della specie, la prima nidificazione avvenuta con successo in Piemonte risale al 2019, nelle Valli di Lanzo. A partire dal 2023, anche nel Parco Naturale Alpi Marittime si è riprodotta con successo una coppia. Dal 2025 sono invece due le coppie che hanno trovato casa in Valle Orco, all’interno del Parco nazionale del Gran Paradiso. Due incontri a Rivarolo e Ivrea Del ritorno del gipeto alle nostre latitudini si parlerà in due serate a tema che confermano il rinnovato interesse per il destino di questa specie. A Rivarolo Canavese, domani sera, giovedì 7 maggio, alle 21, nel salone comunale di via Montenero, Raffaella Miravalle, guardaparco del Gran Paradiso, e Pierluigi Cullino, fotografo e videomaker, racconteranno le prime emozionanti riproduzioni di questo straordinario avvoltoio in Valle Orco (nell'ambito di un'iniziativa promossa dal Cai Alto Canavese di Cuorgnè-Forno-Rivarolo e dal Comune). Il libro Venerdì 8 maggio, invece, alle 20.45 in sala Santa Marta a Ivrea, la «Società del Tarabuso», in occasione del trentennale della sua costituzione, presenterà il libro «Il ritorno del gipeto in Piemonte», con l'autore Maurizio Chiereghin e le foto di Luca Casale. Entrambi gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.