Si chiama Cernosvitoviella cryophila e fino a pochi mesi fa non esisteva nella letteratura scientifica. Oggi esiste sulla carta, ma probabilmente non esiste più in natura. Una storia paradossale documentata in uno studio pubblicato a marzo 2026 su Acta Zoologica Bulgarica da un team di ricercatrici del MUSE (Museo delle Scienze di Trento) e dell’Accademia Polacca delle Scienze di Cracovia.

Protagonista della vicenda è un minuscolo verme (lungo appena 1,8-3,3 millimetri) appartenente alla famiglia degli Enchytraeidae, cugino lontano del lombrico ma adattato alla vita estrema dei torrenti glaciali d’alta quota. Lo aveva incontrato, senza saperlo, il progetto europeo AASER (Arctic and Alpine Stream Ecosystem Research) alla fine degli anni Novanta, raccogliendo quasi 500 campioni nei corsi d’acqua alimentati dal ghiacciaio del Carè Alto, nel Parco Naturale Adamello Brenta, in Trentino. Quegli invertebrati erano stati conservati nelle collezioni del museo, dove hanno dormito per quasi trent’anni. Quando le ricercatrici Elżbieta Dumnicka e Valeria Lencioni li hanno analizzati con attenzione, hanno trovato qualcosa di inedito: una specie mai descritta prima, con caratteristiche morfologiche uniche, come un imbuto spermatico eccezionalmente lungo e cilindrico, che la distingue nettamente dalle altre 23 specie note del genere. Il nome, cryophila (amante del freddo) non è scelto a caso: questo organismo viveva in acque con temperature prossime allo zero, strettamente dipendente dalle condizioni glaciali del suo habitat. L’olotipo, cioè l’esemplare di riferimento ufficiale per la descrizione della specie, è conservato all’Istituto per la Conservazione della Natura dell’Accademia Polacca delle Scienze di Cracovia. Altri due esemplari sono depositati al MUSE di Trento.