Invasive, spesso inarrestabili. Le specie aliene sono una delle grandi criticità per gli ecosistemi italiani, e non solo. Secondo Ispra, in Europa il loro numero è cresciuto negli ultimi 30 anni del 76%, in Italia del 96%. E sono ovunque. Al punto che l’ultima scoperta arriva, insospettabilmente, da una piccola grotta del Carso triestino, che si chiama Luftloch (letteralmente “grotta che respira”), in un tratto sotterraneo e inesplorato fino a due anni fa, del fiume Timavo, che attraversa Croazia, Slovenia e Italia.
La grotta Luftloch dove scorre il fiume sottorraneo
Dalla Cina al Carso
Qui, lontana migliaia di chilometri dal suo areale originario, vive una medusa d’acqua dolce che si chiama Craspedacusta sowerbii: arriva, chissà come, dai corsi d’acqua dell’Asia orientale, e in particolare dalla valle del fiume cinese Yangtze. Dall’altra parte del mondo a qui, trecento metri di profondità, dove la luce non arriva praticamente mai. Ad accertarne la presenza l’Università degli Studi di Trieste, in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia (SAS) e il Museo di Storia Naturale di Trieste: i ricercatori hanno prelevato il Dna ambientale proprio all’interno della grotta Luftloch per “fotografare” la biodiversità di questo tratto sotterraneo dei fiume. E tra crostacei, isopodi e insetti, alcuni dei quali caratteristici dell’ambiente emerso, è spuntato quello - del tutto inatteso - della specie aliena orientale.






