Era quasi certo di trovarlo, immergendosi nel mar Ionio, in Calabria. E lui non si è fatto aspettare. “L’ho visto a venti metri di profondità, vicino al relitto di un peschereccio abbandonato, atteggiamento confidente proprio come nei mari tropicali, pronto a esibire la sua voracità nei confronti dei pesci che lo circondavano. Venti giorni dopo, era ancora lì: una specie stanziale, che ha pochissimi predatori potenziali”. Il fotografo subacqueo Pasquale Vassallo ha cercato e trovato il pesce scorpione partendo dal Ficarella Diving Club di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.
Basta un’immersione, qui, per imbattersi nella specie aliena per eccellenza, che è (ormai) diventata inquilina fissa dei nostri ecosistemi. Così, nei giorni in cui anche il Washington Post lancia un allarme globale sui pesci velenosi che invadono il Mediterraneo, ricercatori, scienziati e appassionati si interrogano sulla diffusione (incontrastata) del “lionfish”, specie originaria del Sud-est asiatico, che avanza imperterrito lungo le coste italiane, dalla Sicilia (dove in media si registra addirittura una segnalazione al giorno) alla Calabria, favorito dal riscaldamento del Mare Nostrum, la cui temperatura è aumentata, negli ultimi quattro decenni, il di 1,5 gradi Celsius.








