In altra fase, spiegano in Curia, l’udienza in Vaticano a Marco Rubio sarebbe stata cancellata. Averla confermata è il segno che il Papa guarda oltre Trump. Ed è un passaggio fondamentale nel «sistema di contenimento» in via di costruzione per arginare il Tycoon con la cooperazione dell’episcopato statunitense e dei «congressmen» evocati dal Pontefice, mai così in sintonia con Roma. Lavorio sotto traccia.
L’input papale è tenere sempre aperto il dialogo con 50 milioni di cattolici Usa prescindendo dalla «periclitante sorte del momentaneo inquilino della Casa Bianca», paragonato nei sacri palazzi al superbo re d’Israele Saul, rovinosamente sconfitto dai Filistei dopo la rottura col mite e saggio profeta Samuele.
«Attaccare nuovamente Leone XIV a poche ore dalla missione di ricucitura di Marco Rubio è inquietante e denota una condizione di sfasamento e imprevedibilità che richiede un supplemento di sollecitudine – dice a La Stampa il cardinale Marcello Semeraro -. Non si tratta neppure di una strategia diplomatica per dare opportunisticamente un colpo al cerchio e uno alla botte. Per contenere questa deriva interloquire con un politico accorto ed esperto come Rubio è oggi una strada da percorrere». La nuova offensiva di Trump contro Leone XIV «non pare una scelta che nasce da una riflessione ma uno scatto di cieca arroganza nella fallace coscienza della propria superiorità. Allerta massima».










