Ci pensa Donald Trump a terremotare la missione del segretario di Stato americano Marco Rubio a Roma, domani atteso alla "corte" di Papa Prevost e l'indomani diviso tra la Farnesina e Palazzo Chigi. Le parole al vetriolo del presidente statunitense rimbalzano in un lampo nella sede del governo italiano, dove però l'effetto stupore è passato da un pezzo: «siamo alle solite», si taglia corto.

Ma il nuovo affondo del tycoon la dice lunga sul vento di burrasca che continua a spirare sulla rotta Roma-Washington. E il disgelo con la White House certo non arriverà con la visita del capo della diplomazia a stelle e strisce, quanto meno per il governo italiano. O almeno è questa la convinzione che si respira ai piani alti di Palazzo Chigi a 48 ore dall'appuntamento su cui oggi Giorgia Meloni farà il punto con i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, prima di volare a Gemona per i 50 anni dal terremoto che mise in ginocchio il Friuli spazzando via poco meno di mille vite.

Con gli Usa, dunque, avanti adagio. Anche perché l'incontro tra Rubio e Meloni sarà «improntato alla prudenza: il segretario di Stato Usa non potrà che essere cautissimo visto che non può disallinearsi da Trump». E che il tycoon ce l'abbia a morte con la leader italiana, ormai ex amica di un tempo, non è più un mistero, avendolo sbandierato ai quattro venti. Un odi et amo che vale per The Donald ma che, a queste latitudini, sembra ormai pienamente corrisposto. Perché anche wonderful Giorgia - copyright Trump, ma risalente ai tempi in cui i due andavano d'amore e d'accordo - di ragioni per avercela su con l'inquilino della Casa Bianca ne ha da vendere.