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Ultimo aggiornamento: 20:29

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Cristina Mazzotti non fu “mai considerata come persona da restituire salva una volta conclusa la trattativa, ma come bene disponibile, fungibile e consumabile nel perseguimento del profitto”. È quanto scrivono i giudici della Corte d’Assise di Como nelle motivazioni della sentenza che, lo scorso 4 febbraio, ha portato alla condanna all’ergastolo di Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò, ritenuti responsabili del sequestro e dell’omicidio della diciottenne.