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5 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:17
Ho conosciuto Alex Zanardi, sono stato ospite in una sua trasmissione: E se domani (2010-2011). Mi invitò per parlare di meduse e di scienza dei cittadini. Non era su una sedia a rotelle, camminava normalmente. Le protesi fanno miracoli. Quello che mi colpì fu la sua stretta di mano. Dopo l’incidente del 2001, in cui aveva perso le gambe, si era dedicato agli sport paralimpici, di cui diventò campione mondiale. Correva con una bicicletta a propulsione manuale, e quindi mani e braccia erano superallenate. Si sentiva. Girava per lo studio sfoggiando un sorriso radioso, ed era molto preparato. Si era ben studiato gli argomenti su cui avrebbe intervistato gli ospiti. Ci pensano gli autori, lo so, ma non sembrava uno che aveva “imparato la poesia a memoria”. Sembrava che l’avesse scritta lui. Niente auto-commiserazione. Noi ospiti eravamo un po’ rigidi. Non sai mai come comportarti con qualcuno che ha subìto menomazioni gravissime. Fai finta di niente? Ho un amico cieco che, ogni volta che ci incontriamo, mi dice: ciao Nando, che piacere vederti! E io lo prendo in giro, perché è cieco e non mi può mica vedere… Ci facciamo sonore risate. Ma lo faccio perché so che lui mi lancia un’esca. I neri d’America non sono contenti se li chiami nigger (negro) ma tra loro spesso si apostrofano chiamandosi nigger. Loro possono. Noi no. Idris, il comico nero che imperversò per qualche tempo a Quelli del calcio, in un’occasione si riferì a sé stesso come negher. Lui poteva.













