PADOVA - Ci ha lasciato il primo maggio, non una data qualsiasi. Nell’anno in cui avrebbe festeggiato le sessanta candeline. Alex Zanardi era nato a Bologna il 23 ottobre del 1966 ed è passato all’altra vita il giorno dei lavoratori che si era già presa l’esistenza di Ayrton Senna nel 1994, sulla vicina pista di Imola. Alex era una delle eccellenze della Motor Valley: aveva visto la luce nel capoluogo lombardo, prima di trasferirsi da bambino a Castel Maggiore. Molti che respirano quest’aria hanno la passione per la velocità. Per i motori e la competizione. E Alessandro era il tipico esempio: amava lo sport e le sfide di ogni tipo. Più erano impossibili, più si faceva largo. Era un uomo pieno di coraggio e di passione. Sempre pronto a gettare con gioia il cuore oltre l’ostacolo.
Ma la sua grandezza è andata oltre. Empatico e scanzonato, non conosceva la parola abbattersi e dalle difficoltà, anche le più impegnative, sapeva trarre un’energia positiva che la gente normale non riusciva neanche a percepire. Zanardi, l’uomo che visse più volte. Quando tutto sembrava finito, era in grado di risorgere. Ripartire, sorprendere il palcoscenico con la sua determinazione e la sua grinta. Un esempio per tutti. Sia nella carriera automobilistica, sia, ancor di più, dopo il drammatico incidente che gli rubò entrambe la gambe. Quando un fulmine spezzò la sua corsa, Alex non era più un ragazzino. Aveva 34 anni e riuscì ad inventarsi una seconda avventura, toccando livelli ancora più elevati, impensabili. E diventando un stimolo contagioso per le numerose persone che vivono delle difficoltà. Vincente sì, ma sempre pronto al sorriso, alla battuta, all’ironia. Con la famiglia che lo ha sempre seguito ed appoggiato, assecondandone l’essenza plasmata per sgomitare sempre in prima linea. Aveva la pole position nel sangue.












