Alex Zanardi se n'è andato nella sera del primo maggio, in una data che lo lega per sempre nel destino a un altro - indimenticabile - campione come Ayrton Senna.
Se n'è andato a Padova, nella struttura in cui da molto tempo era ormai costretto: dopo il secondo incidente, avvenuto nel 2020 nel Senese, non era più riuscito a riprendersi.
Eppure, il suo ricordo sarà per sempre legato a come, la morte, era riuscito a sconfiggerla, riconquistando la vita con coraggio, determinazione e anche con gioia, dopo il brutale impatto a oltre 300 all'ora che, nel settembre 2001, lo aveva privato delle gambe.
L'immagine che gli sopravviverà sarà quella dell'arrivo delle Olimpiadi di Londra, così genuina e allo stesso tempo così perfetta dal punto di vista della comunicazione, ben oltre l'idea della 'semplice' resilienza. In un attillato body da cronometro, Zanardi gonfiava i muscoli di entrambe le braccia, tenendo con una di queste la futuristica handbike su cui aveva appena vinto l'oro; allo stesso tempo, seduto sull'asfalto fuori dal suo mezzo, esibiva e quasi rivendicava l'assenza degli arti inferiori.
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