PADOVA - La scomparsa di Alex Zanardi non è soltanto la perdita di un grande protagonista dello sport, ma di una figura che ha inciso profondamente nella coscienza collettiva del Paese. Con lui se ne va un simbolo capace di andare oltre i risultati, oltre le medaglie, oltre ogni definizione.

Ho avuto la fortuna di condividere con lui un tratto significativo del percorso del movimento paralimpico italiano, durante i lunghi anni in cui ho ricoperto il ruolo di Presidente del Comitato Italiano Paralimpico. In quel tempo ho potuto apprezzarne, oltre alla straordinaria forza agonistica, le qualità umane più profonde.

Ciò che colpiva davvero era la sua umiltà, unita a una capacità rara: rendere tutto semplice, quasi naturale, anche ciò che semplice non era. Nella sua comunicazione riusciva a eliminare ogni distanza, trasformando ciò che spesso appare invisibile in qualcosa di immediato, accessibile.

Con l’ironia che gli apparteneva, Alex riusciva a rendere possibile anche ciò che sembrava lontano. Nei suoi racconti e nelle sue visioni, il confine dell’impossibile si trasformava in una soglia verso il possibile. Ed è proprio attraverso quell’ironia che riusciva a ottenere ciò che considero essenziale: non suscitare compassione, ma generare comprensione rispetto ai temi di cui si faceva portavoce.