Il mondo dello sport e non solo dice addio ad Alex Zanardi, 60 anni di gloria e tragedia. E soprattutto di sfida: alla malasorte e ai limiti fisici e mentali dell'uomo. La sua storia straordinaria è stata un lungo e continuo inno alla vita, perché Zanardi a scrivere la parola fine non si era mai rassegnato: lo ha fatto ieri sera - come annuncia stamattina la famiglia - morendo dopo sei anni di lotta estrema contro l'ennesimo torto che la vita gli aveva fatto.
L'ex pilota bolognese di Formula 1 e campione-simbolo delle Paralimpiadi se ne è andato il 1° maggio, nello stesso giorno che 32 anni fa si portò via un altro gigante delle corse come Ayrton Senna, e lascia un'eredità fatta di coraggio e grandezza umana e morale. La sua esistenza, sempre al limite, con la morte aveva fatto i conti più volte, ma lui non si era lasciato spaventare, gli era sfuggito per ripartire con la solita grinta, sorretto da una forza di volontà fuori dal comune, con quell'immancabile e contagioso sorriso.
Bolognese, classe '66, papà idraulico, mamma sarta, Zanardi è stato l'uomo che visse due volte, o anche più: amante dello sport, la velocità, la corsa, le macchine sono la grande passione del giovane emiliano. Nemmeno la morte della sorella maggiore in un incidente stradale, nel 1979, lo aveva fatto desistere. E infatti diventa pilota automobilistico. A 14 anni il papà gli aveva regalato il primo kart. Così aveva cominciato Zanardi, per poi fare la trafila nelle formula minori ed approdare in Formula 1, nel 1991, con la Jordan. Nel Circus sarebbe rimasto fino al 1994, guidando anche per la Lotus. I risultati però non sono quelli attesi e Zanardi si trasferisce negli Stati Uniti, dove si dedica alla Formula Cart.










