Un atto di estrema prudenza, viene definito in procura. Di massima garanzia per l’attività del Parlamento. I pm di Milano che indagano sulla scalata a Mediobanca chiedono ai presidenti di Camera e Senato una sorta di pre autorizzazione a visionare le chat tra l’ex direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, non indagato, e nove parlamentari, fra cui due ministri, che lui stesso ha indicato come suoi interlocutori negli scambi di messaggi. Nel caso emergesse una rilevanza processuale nell’indagine sul risiko, servirebbe poi la richiesta di autorizzazione al Parlamento per l’utilizzo delle comunicazioni, in ossequio all’articolo 68 della Costituzione.

L’indagine sul risiko bancario vede indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per il presunto concerto che ha portato alla conquista di Piazzetta Cuccia. Ma lo scorso novembre il nucleo di polizia valutaria della Gdf – coordinata dai pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi con l’aggiunto Roberto Pellicano – ha portato a perquisizioni e sequestri nei confronti di altri presunti protagonisti della vicenda. Tra loro, Sala.

L’ex dg del ministero ha quindi informato i pm con una nota scritta. Attenzione, ha detto. Nel mio cellulare sono presenti comunicazioni con nove parlamentari. A partire dai vertici dell’Economia: il ministro Giancarlo Giorgetti, il suo vice Maurizio Leo e il sottosegretario Federico Freni; il sottosegretario Fdi alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, il vicepremier e ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, il suo vice Edoardo Rixi, il deputato Giulio Centemero, il leghista Massimiliano Romeo e Antonio Misiani, ex viceministro Pd dell’Economia.