Chi sapeva del presunto «patto occulto»? È una delle domande alle quali vogliono rispondere i pm di Milano che indagano sulla scalata a Mediobanca. Durante le perquisizioni del 27 novembre, la Gdf ha bussato anche alla porta di due nomi di peso legati al ministero dell’Economia: l’ex direttore generale Marcello Sala e il capo dell’articolazione “Partecipazioni societarie”, Stefano Di Stefano.
Non sono indagati. Ma nei loro cellulari (sequestrati) si potrebbe risalire a informazioni utili su quello che per i pm è stato un «concerto» tra Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per la conquista di Piazzetta Cuccia.
Il Tesoro «non è oggetto di accertamenti», è filtrato nei giorni scorsi, ma i suoi componenti possono essere d’aiuto. Sala ha lasciato il suo incarico il 30 aprile per diventare presidente di Nexi, il gruppo che si occupa di pagamenti elettronici.
Le interlocuzioni
Nel decreto dei pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, che con l’aggiunto Roberto Pellicano coordinano il Nucleo valutario della Gdf, il suo nome compare più volte. Lo tira in ballo Andrea Orcel, ad di Unicredit, quando ai pm racconta delle «interlocuzioni che avvennero tra me e il ministro Giorgetti, il mio collaboratore Marino e il dottor Sala» per la prima delle tre gare che hanno portato il Tesoro a vendere azioni Mps.







