Dichiarazioni che trovano riscontro opposto, l’sms del ministro Giorgetti, l’intervento del deputato leghista Bagnai. Nella scalata di Mps a Mediobanca, al centro dell’inchiesta della procura milanese per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza, ci sono delle ombre sull’operato in questa partita da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze.
Caltagirone e Delfin: “Noi invitati dal Tesoro”. Ma il Mef alla Consob lo nega
È il 13 novembre 2024 quando il governo Meloni decide di mettere sul mercato il 15 per cento di azioni che detiene in Mps. La prima “bugia” riguarda proprio il percorso del collocamento. Alla Consob, Caltagirone spiega di essere stato interpellato nel mese di ottobre dal Mef perché il ministero era interessato a creare un “nucleo di investitori italiani” per il Monte dei Paschi. Gli sarebbe pure stata data “sommaria indicazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura di Abb”. E gli “altri” sono Bpm, Anima e Delfin, cioè coloro che effettivamente poi comprano parte di quel 15%. Anche l’amministratore di Delfin, Romolo Bardin, conferma sempre alla Consob i contatti di Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali relativamente alle azioni Mps detenute dal governo. In tali circostanze Milleri aveva raccolto l’interesse del Mef a creare un nucleo di investitori italiani in Mps e Delfin aveva conseguentemente autorizzato l’investimento. Ma il Mef dice l’opposto.











