Dopo il terremoto finanziario arriva quello giudiziario, con la procura di Milano che ha indagato per manipolazione di mercato e ostacolo all'attività di vigilanza l'ad di Mps, Luigi Lovaglio, l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente di Delfin, Francesco Milleri.

All'origine di tutto c'è la scalata di Mps a Mediobanca, l'operazione che ha ridisegnato la geografia della finanza italiana, facendo di Siena, della holding della famiglia Del Vecchio e del gruppo Caltagirone i nuovi signori non solo di Piazzetta Cuccia ma, indirettamente, anche delle Generali.

Tutto inizia il 24 gennaio scorso con l'annuncio, da parte di Mps, di un'offerta totalitaria in azioni su Mediobanca, che Piazzetta Cuccia bolla subito come "fortemente distruttiva di valore". Le sue premesse risalgono però al 13 novembre 2024, quando Delfin, Caltagirone, Anima e Bpm acquistano il pacchetto del 15% di Mps messo in vendita dal Mef appoggiandosi alla piccola Banca Akros, controllata dalla stessa Bpm.

Quell'operazione, finita sotto la lente della Procura, getta i semi del nuovo assetto azionario del Monte, che a fine 2024 fa spazio in cda ai nuovi soci. E che si consolida nelle settimane a seguire con Delfin che sale a ridosso del 10% e Caltagirone al 5%, affiancati dal Tesoro all'11,3% e al 9% da Bpm/Anima, difesa dal governo dall'assalto di Unicredit. Con questo assetto si arriva al lancio dell'ops, che trova il sostegno di tutti i soci presenti in cda, incluso il Tesoro.