Potrebbe essere Matteo Renzi a evitare che le chat dell’ex direttore del ministero del Tesoro Marcello Sala con alcuni parlamentari di centrodestra possano essere letti dai pm di Milano che indagano sulla scalata di Mps a Mediobanca.

Piove su Pavia mentre Andrea Sempio entra in Procura. Guida lui. Accanto c’è l’avvocato Liborio Cataliotti. Dietro, Angela Taccia. Mancano 15 minuti alle 10. Poco dopo arriva anche Marco Poggi. Quando Sempio esce, quasi 4 ore dopo, c’è un’auto civetta dei carabinieri a proteggerlo dall’assalto di telecamere e microfoni.

Una bambina ricoverata in ospedale che rimane da sola, senza i genitori, perché qualcuno non ha voluto avvisare la mamma al telefono. Anche questo è capitato alla famiglia nel bosco, eppure le istituzioni continuano a ripetere che ora, finalmente, i tre piccoli Trevallion sono al sicuro e curati come si deve.

Chiamatelo fattore «S» che condiziona e fa diventare la giustizia uno show costellato di errori e omissioni.«Esse» come Andrea Sempio o Alberto Stasi, «esse» soprattutto come Roberto Savi, il capo della banda della Uno bianca che dopo 30 anni di reclusione nel carcere di Bollate dove sta scontando l’ergastolo si concede a favore di telecamere a Belve Crime su Rai 2 - la rete dei delitti molti e dei castighi pochi - per farsi intervistare da Francesca Fagnani.