UDINE – “Un giorno venne a trovarci Giuseppe Zamberletti, il commissario straordinario inviato dal governo per coordinare i soccorsi. ‘Ma come fate? – ci domandò – Non chiedete nulla, siete autonomi e lavorate…’. Con tutti i problemi che aveva da risolvere, aveva capito che il nostro metodo, nell’emergenza, era di grande efficacia e utilità. Gli scout partivano da tutta Italia portando il necessario per sopravvivere nel Friuli terremotato”. Franco Bagnarol è un’istituzione del volontariato italiano, già presidente della rete Movi e del Comitato nazionale del volontariato di Protezione civile. Una vita nell’Agesci, 85 anni e una memoria di ferro, è un testimone di come la solidarietà manifestata nelle tendopoli e nei paesi distrutti sia diventata il primo nucleo attorno al quale è poi cresciuta la Protezione civile.

Che cosa hanno fatto i ragazzi di allora per aiutare il Friuli?

Abbiamo cominciato dalla seconda settimana del maggio 1976 e per cinque mesi, fino alla fine di settembre, è stato un flusso ininterrotto di scout, rover e scolte, che al venerdì partivano da tutte le località italiane, salivano in treno, viaggiavano di notte e il sabato mattina erano a Udine. Venivano dalla Sicilia, dalla Basilicata, dalla Campania.