Ci sono storie che partono da piccoli luoghi e arrivano molto lontano.
Storie che parlano di competenze, responsabilità e scelte difficili, ma anche di un legame profondo con la propria comunità di origine.
Silvia Carbonetti, architetta originaria di Monteleone di Spoleto, è una di queste.
Da anni alterna infatti la vita nel comune umbro all'impegno professionale in contesti di emergenza umanitaria, lavorando in Paesi colpiti da conflitti armati, crisi sanitarie e migrazioni forzate. La sua storia è proposta attraverso l'ufficio stampa della Provincia di Perugia.
Nel suo lavoro, l'architettura non è solo progettazione di spazi, ma parte integrante della risposta umanitaria: strutture sanitarie realizzate in condizioni estreme, ospedali temporanei, soluzioni rapide ma sicure per garantire cure mediche a popolazioni vulnerabili, spesso prive di alternative. In questi contesti, ogni scelta tecnica ha un impatto diretto sulla vita delle persone, in particolare di donne e bambini, che sono sempre i più colpiti dalle conseguenze delle guerre. Ora Silvia è impegnata in Sudan, con un incarico per Medici senza frontiere, all'interno di un progetto sanitario in una regione di confine dell'Africa orientale. Il suo lavoro riguarda la rigenerazione e il miglioramento dell'Um Rakuba Hospital, un ospedale da campo che fornisce assistenza sia ai rifugiati sia alla popolazione locale, in un contesto segnato da anni di conflitto e dal grave indebolimento del sistema sanitario. Il compito affidato a Silvia è quello di trasformare strutture temporanee in spazi più resistenti, sicuri e dignitosi, capaci di rispondere a bisogni sanitari crescenti in condizioni ambientali e operative estremamente complesse. Un lavoro tecnico, ma anche profondamente umano, che contribuisce in modo concreto alla qualità delle cure offerte.






