Il copione rosso intorno alla Flotilla è sempre lo stesso: indignazione a comando e slogan pronti all’uso. Questa volta il casus belli è il sequestro da parte di Israele delle imbarcazioni in acque internazionali al largo delle coste greche. Va detto che, come le precedenti, la spedizione più che umanitaria somiglia a una sfida plateale a un blocco navale.

E l’opposizione, Pd incluso, si affanna a recitare la parte dell’indignazione selettiva chiedendo alla premier una condanna. Peccato sia distratta, perché, se nella prima missione la premier cercò di dissuadere i partecipanti e poi, pur aiutandoli, criticò la scelta di procedere senza ascoltare gli appelli del presidente Mattarella, stavolta il governo ha già condannato apertamente, e con un comunicato ufficiale, «il sequestro delle imbarcazioni avvenuto in acque internazionali al largo delle coste greche».

Ma alla sinistra, si sa, non basta mai nulla. E allora, pur di cercare il disaccordo anche quando si è d’accordo, difende l’indifendibile. Benedetto sia per loro, ad esempio, il colpo di teatro della Global Sumud che ha messo mani alle carte bollate e depositato «un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo» contro lo Stato italiano, nell’interesse di due attivisti, il palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim e il brasiliano Thiago de Avila e Silva Oliveira, descritti come vittime di una detenzione arbitraria da parte delle autorità israeliane. Al momento dell’abbordaggio, i due attivisti si trovavano a bordo di un’imbarcazione battente bandiera italiana, Paese che quindi esercitava giurisdizione sulle persone a bordo della nave.