"Siamo tutti Thiago e Saif" recita lo striscione appeso in piazza Scala, a Milano, dagli attivisti che sostengono la Global Sumud Flotilla, che oggi hanno convocato una conferenza stampa per chiedere la liberazione dei due membri della flotta prelevati la notte del 29 aprile al largo di Creta in acque internazionali mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane e attualmente in carcere.
La preoccupazione è soprattutto per Saif Abukeshek che in quanto palestinese - è stato sottolineato nei vari interventi - rischia la pena di morte.
"Thiago e Saif - ha detto la portavoce della Flotilla Maria Elena Delia - sono in una situazione terribile, in uno dei peggiori carceri israeliani, nei loro confronti sono state mosse accuse incredibili senza mostrare alcuna prova: Thiago è accusato di aver aiutato il nemico in tempo di guerra, Saif nonostante abbia il passaporto spagnolo e svedese, essendo di origini palestinesi, rischia comunque la pena di morte per impiccagione se fosse dichiarato colpevole di terrorismo".
Per quanto riguarda gli altri fermati "sono stati tutti sbarcati a Creta e stanno riassestano il gruppo della flotta, abbiamo recuperato le barche una a una, l'idea è quella di ripartire, lo dobbiamo a Thiago e Saif".














