La Flotilla naviga in cattive acque. Da giorni bloccata a Cipro, dopo il blitz della Marina israeliana, non dà segni di resa e scatena un caso diplomatico internazionale. I legali degli attivisti depositano un ricorso lampo alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano. Al centro della questione, la detenzione di due uomini, il palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim, con passaporti spagnolo e svedese, e il brasiliano Thiago Avila, accusati rispettivamente di «terrorismo» e «attività illegali sospette».
La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un equilibrio sempre più instabile, sospeso tra tentativi di riavviare i negoziati e segnali concreti di una possibile escalation militare. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico globale e terreno di confronto diretto tra Washington e Teheran, da cui transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.
«Non hai capito che non vogliono fare un cazzo? Siamo noi che dobbiamo fare... siamo noi... non sono loro... l’ultima delle idee loro è darci una manganellata hai capito?».
«Questa è una festa, dobbiamo ballare». Filippo Uttinacci detto Fulminacci avrebbe pure ragione ma con quella desinenza sospetta da Farinacci non se lo fila nessuno. Per due motivi: al rave da Rsa del 1º maggio la musica è un optional (sennò un vecchio arnese come Piero Pelù verrebbe utilizzato per accordare le chitarre), in più il cantautore romano non ha colto il tema dominante del Concertone, un originale e sfavillante Benito Mussolini. Ottantuno anni dopo il duce rimane l’unico collante, eterna ossessione della sinistra gruppettara riunita a san Giovanni in Laterano per contare le rughe e sentirsi ripetere vecchi slogan di un mondo fake tutto suo.












