Prima l'uscita dall'Opec. Adesso, a pochi giorni di distanza, l'annuncio di un maxi piano di investimenti da 55 miliardi di dollari per aumentare la produzione di greggio, portando già entro il 2027 la propria quota di mercato fino a 5 milioni di barili. Non si può dire che gli Emirati Arabi Uniti stiano perdendo tempo. Procedono a tappe forzate per quella che appare una vera sfida. L'annuncio è arrivato ieri. La Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) si è impegnata a investire, come detto, 55 miliardi di dollari in nuovi progetti nei prossimi due anni. In questo modo gli emiri potranno produrre la quantità di greggio desiderata, dopo decenni di quote Opec, potenzialmente generando un'ingente liquidità per il Paese. «Adnoc ha confermato oggi di voler accelerare la crescita e l'attuazione della propria strategia con 200 miliardi di AED (55 miliardi di dollari) - è scritto nella nota diffusa dalla società - in nuovi progetti per il periodo 2026-2028». La decisione è stata presa in un momento in cui il Golfo è scosso dalla guerra tra Stati Uniti e Israele e l'Iran, che ha visto il blocco dello Stretto di Hormuz, da dove passa una ingente quantità delle esportazioni di petrolio e gas, e ha visto anche gli attacchi di Teheran che hanno danneggiato le infrastrutture in tutta la regione. Prima del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto i flussi di petrolio, gli Emirati Arabi Uniti erano il quarto produttore dell'Opec+ e rappresentavano quasi il 13% della produzione Opec. Abu Dhabi è da tempo frustrata dalle quote imposte dall'Opec a guida saudita, che miravano a limitare la produzione emiratina a 3,4 milioni di barili al giorno per mantenere i prezzi stabili.
Il petrolio dopo Hormuz, la sfida degli Emirati: sul mercato entro un anno 5 milioni di barili al giorno
Prima l'uscita dall'Opec. Adesso, a pochi giorni di distanza, l'annuncio di un maxi piano di investimenti da 55 miliardi di dollari per aumentare la produzione di greggio, portando...












