Il cartello dei Paesi produttori di petrolio aumenta la produzione di petrolio di maggio, anche se si tratta solo di una mossa sostanzialmente simbolica visto che lo Stretto di Hormuz rimane bloccato.
La decisione, presa dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti, punta più ad indicare stabilità che ad avere un'efficacia reale. Il tutto mentre si profila una possibile guerra dei prezzi: con gli emirati che annunciano investimenti e si tengono le mani libere nella produzione; con gli Usa che hanno spedito 250milioni di barili in nove settimane, superando l'Arabia Saudita e diventando il principale esportatore al mondo.
La Abu Dhabi National Oil Company, cioè la compagnia emiratina, ha annunciato in contemporanea con la riunione degli altri produttori, con una tempistica che non appare casuale, che investirà 55 miliardi di dollari in nuovi progetti nei prossimi due anni. Punta così ad espandere la propria capacità di cinque milioni di barili al giorno, fuori dalle quote concordate con l'Opec che ne limitava la produzione a 3,4 milioni di barili al giorno.
Il cartello allargato dei Paesi produttori in un comunicato che non cita la scelta fatta dagli Emirati ha annunciato che aggiungerà "188.000 barili al giorno" alla propria quota di produzione totale per giugno, nell'ambito dell' "impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero".










