Davanti agli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere nell’aula del tribunale accennano un sorriso, forse semplicemente si sforzano. Gli occhi sembrano arrossati, si intravedono graffi e lividi. Thiago Avila e Saif Abukeshek indossano una tuta da detenuti, marrone. Soprattutto: mentre camminano hanno le mani (dietro la schiena) e i piedi legati con le catene come dimostrano le immagini di France Presse. Entrambi rischiano grosso, come ha scritto l’inviato del Fatto a bordo della Flotilla Alessandro Mantovani: Abukeshek – nato in un campo profughi di Nablus, in Cisgiordania – è considerato da Israele vicino ad Hamas, Avila è uno dei volti più noti della spedizione, al quarto tentativo di raggiungere Gaza via mare. Nel 2025 partecipò anche ai funerali di Nasrallah, leader di Hezbollah. Il giudice ha disposto la proroga della loro detenzione per due giorni. Il pm durante l’udienza ne aveva chiesti 4. Ha anche presentato un lungo elenco di presunti reati: assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica.
Gli avvocati di Adalah – organizzazione israeliana per i diritti umani – Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti e che saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma, ancora in isolamento. Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. Come già raccontato ieri entrambi gli attivisti hanno denunciato abusi fisici a bordo della nave cargo militare israeliana che li ha portati dall’area di mare in cui è avvenuto il blitz contro la Flotilla fino in Israele. Botte fino a perdere conoscenza, isolamento totale, bendaggio degli occhi per giorni.












